Critica al sistema monetario e bancario

Il denaro, oggi, non nasce prevalentemente dallo Stato. Nasce, per la maggior parte, dalle banche commerciali. È un fatto tecnico che ha spiegato con chiarezza la Banca d’Inghilterra in un documento del 2014, “Money creation in the modern economy”, correggendo un’idea diffusa nei manuali di economia. Quando una banca eroga un prestito, non presta denaro raccolto in precedenza dai risparmiatori: crea un nuovo deposito nel conto di chi riceve il prestito, generando così moneta nuova. Il limite a questa creazione non è la disponibilità di depositi, ma la regolamentazione prudenziale e la politica monetaria della banca centrale, che agisce soprattutto attraverso i tassi d’interesse.

Questo meccanismo, poco conosciuto al di fuori degli ambienti tecnici, è alla base di gran parte delle critiche al sistema bancario: se il denaro nasce come debito privato remunerato da un interesse, la massa monetaria complessiva cresce sempre un po’ più lentamente della massa dei debiti da restituire.

L’indipendenza delle banche centrali

Un secondo terreno di dibattito riguarda l’indipendenza delle banche centrali dai governi. In Italia, un caso spesso citato è il cosiddetto “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia, avvenuto nel 1981: da quel momento la Banca d’Italia cessò di essere obbligata ad acquistare i titoli di Stato non collocati sul mercato, e lo Stato dovette finanziarsi a tassi di mercato. Negli anni successivi la spesa per interessi sul debito pubblico crebbe in modo marcato.

Su come leggere questo evento, però, gli economisti non sono d’accordo. Chi sostiene la tesi della “sovranità monetaria perduta” lo considera l’inizio della subordinazione dello Stato italiano ai mercati finanziari. Altri economisti, anche in sede accademica, ridimensionano la portata della riforma, notando che essa non tolse ai governi il potere di decidere sui tassi d’interesse e che diversi canali di finanziamento monetario del deficit rimasero aperti negli anni successivi. La crescita del debito negli anni ottanta ebbe cause multiple, tra cui i tassi d’interesse internazionali eccezionalmente alti di quel periodo.

Il vincolo dell’euro

Con l’adozione dell’euro, la questione si è spostata di livello: la politica monetaria è passata alla Banca Centrale Europea, un’istituzione indipendente dai singoli governi nazionali per statuto. Il vantaggio, secondo i suoi sostenitori, è la stabilità dei prezzi, protetta dalle pressioni politiche di breve periodo. Il costo, secondo i critici, è la perdita per i singoli Stati della possibilità di finanziare direttamente il proprio debito o svalutare la propria moneta per rispondere a una crisi. Questo scambio tra stabilità monetaria e flessibilità nazionale resta uno dei temi più controversi dell’economia europea contemporanea e la teoria monetaria moderna (MMT) ne rappresenta una delle critiche più organiche, sostenendo che uno Stato in grado di emettere la propria moneta sovrana non è mai obbligato a fare default sul proprio debito.

Che cosa resta, al netto delle controversie

Alcuni punti restano solidi indipendentemente dalla posizione che si assume nel dibattito:

  • il denaro moderno è in larga parte debito privato remunerato da interesse, non un semplice mezzo di scambio neutro
  • l’indipendenza delle banche centrali comporta sempre una scelta politica, non solo tecnica, tra stabilità e controllo democratico
  • il debito pubblico non è un fenomeno naturale, ma il risultato di scelte istituzionali precise, databili e ricostruibili

Comprendere come nasce il denaro e chi decide le regole del suo funzionamento è parte di quella stessa consapevolezza che Olisticismo propone in ogni ambito della vita. Un sistema economico più equo non nasce da soluzioni magiche o da scorciatoie legali, ma dalla comprensione reale dei meccanismi in gioco e da pratiche economiche costruite su scala locale, come quelle a cui guarda Oasi Intenzionale Mediterra.

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